Ti è mai capitato di vivere un di quei momenti in cui ci si sente “non abbastanza?”. Ecco, posso dirti che non sei l’unico. Nella vita, nel lavoro, nelle relazioni, ci misuriamo spesso con aspettative molto alte, spesso generate proprio da noi stessi.

L’autostima non è una dote naturale ma può essere definita una competenza emotiva, modellata da fattori interni ed esterni, che si costruisce giorno dopo giorno.

Uno studio particolarmente interessante sull’argomento è quello intrapreso dallo psicologo e terapeuta Nathaniel Branden. “I sei pilastri dell’autostima” (1994) è una delle opere più mature e complete sull’argomento, dove l’autore ha raccolto in modo sistematico il lavoro di una vita. Nel testo spiega come coltivare l’autostima in modo concreto attraverso sei pratiche quotidiane.

Te le ripropongo qui, tradotte in chiave contemporanea, in modo che possano aiutarti a migliorare e sentirti più in pace con te stesso.

Vivere con consapevolezza

Ognuno di noi ha avuto momenti in cui non è riuscito ad agire con la consapevolezza necessaria. Pensa a quelle volte in cui hai detto a te stesso frasi come: “Se solo ci avessi riflettuto meglio”. Ecco, secondo Branden la consapevolezza non è solo “l’essere presenti” in senso ampio ma è un vero e proprio atto di onestà verso se stessi, saper guardare la realtà per quello che è e non per ciò che vorremmo che fosse.

Molte volte, infatti, tendiamo a interpretare la realtà con il filtro delle nostre paure, illusioni, aspettative o abitudini emotive. Ad esempio, quante persone quando non ricevono subito la risposta a un messaggio pensano di non essere considerati. Eppure, questa è un’interpretazione, non un fatto.

Vivere con consapevolezza significa, quindi, accorgersi della differenza tra ciò che accade e ciò che pensiamo, temiamo o vorremmo che accada. Più coltiviamo la consapevolezza, più smettiamo di reagire in modo automatico. Iniziamo a rispondere con intenzione, con presenza. Questo ci rende autentici e saldi: conoscere ciò che sentiamo, cosa vogliamo e scegliere di restare fedele a noi stessi anche quando è difficile. Ovviamente, non significa riuscire a controllare ogni cosa, ma riuscire a non farsi più trascinare da ciò che non conosci di te.

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Accettare se stessi

Inizio subito da questa asserzione: accettarsi non vuol dire “piacersi sempre”. Molti pensano che “accettarsi” significhi essere sempre soddisfatti di sé. In realtà, vuol dire riconoscere ciò che c’è anche quando non è il massimo per te. È saper dire a se stessi: “Ok, in questo momento mi sento insicuro (arrabbiato, bloccato), non lo nego, lo vedo e lo accolgo”.

Si tratta di un ottimo punto di partenza per cambiare qualcosa in modo autentico. Rifiutare ciò che vedi, criticarti o nasconderti dietro il senso di colpa ti farà restare fermo dove sei. Inoltre, solo smettendo di essere il tuo giudice potrai cominciare a essere il tuo alleato. Ti concedi la possibilità di imparare, sbagliare e migliorare senza perdere rispetto nei tuoi confronti. In tal modo nutri la nostra amica autostima la quale, secondo una definizione di Branden altro non è che la reputazione che abbiamo di noi stessi.


“Cambiare nasce solo quando smetti di combattere contro te stesso.”


Con questa potentissima frase Branden vuole far comprendere che l’autostima non è un traguardo da raggiungere ma un modo per stare con se stessi anche nei momenti in cui non sei come vorresti essere.

Assumersi la responsabilità della propria vita

La maggior parte di noi confonde “responsabilità” con “colpa”. Invece, secondo Branden, responsabilità non significa punirsi per ciò che accade ma riconoscere che, anche se non puoi controllare tutto, puoi sempre scegliere come reagire, cosa imparare e che direzione prendere.

La colpa, infatti, guarda al passato (“è colpa mia, ho sbagliato”). La responsabilità guarda al presente e al futuro (“ok, cosa posso fare ora?”). Posso assicurarti che non è affatto banale, anzi, questa distinzione cambia tutto, poiché ti sposta dalla posizione di vittima a quella di autore della tua storia.

Branden parla spesso di personal power, potere personale, ossia quella forza interiore che nasce quando smetti di aspettare che qualcuno ti salvi, ti capisca o ti approvi e inizi a fare la tua parte. Non si tratta di arroganza ma di maturità. È sapere che, anche se il mondo non è sempre giusto, tu puoi sempre scegliere come rispondere. Ogni scelta, anche minuscola, costruisce la tua autostima, perché ti conferma che conti.

Ora ti propongo un esempio concreto. Immagina una persona che dice: “Non riesco mai a farmi rispettare al lavoro, perché i miei colleghi mi trattano male.” Da questo punto di vista la persona è impotente perché la situazione è “fuori da sé”. Ma se chiede: “Cosa posso fare io per cambiare questo schema?” Scopre di poter imparare a dire no, comunicare in modo più diretto, o persino cercare un ambiente più sano. Ecco l’autostima in azione: passare dall’essere vittima a protagonista.

Quindi la responsabilità non è un peso, ma una forma di libertà. Finché diamo la colpa agli altri restiamo prigionieri. Solo quando ci assumiamo la nostra parte di responsabilità, anche piccola, recuperiamo il potere di cambiare.

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Essere assertivi, vivere in coerenza con se stessi

Ora parliamo di assertività, ossia la capacità di esprimere ciò che senti, pensi e desideri, con rispetto verso te stesso e verso gli altri. Non significa imporre la propria opinione ma saper dire:

“Questo è ciò che penso.”

“Questo è ciò che voglio.”

“Questo per me non va bene.”

Quando lo fai, stai dicendo a te stesso, prima ancora che al mondo, che le tue opinioni e i tuoi bisogni contano. Ed è proprio questo il carburante dell’autostima.

Perché è così difficile dire di no? Molte persone crescono imparando a “non dare fastidio”, a compiacere, a non contraddire per paura di deludere o perdere affetto. Branden spiega che ogni volta che taci la tua verità per paura, mandi a te stesso un messaggio di svalutazione: “Quello che sento non è importante”, “Non ho diritto di esprimermi.”

Nel tempo, questo logora la fiducia interiore e genera ansia, rabbia repressa e senso di invisibilità. Per questo, dire “no” non è egoismo, è protezione della tua integrità. Quando dici “no” a qualcosa che non senti giusto, stai dicendo “sì” a te stesso. L’autostima cresce ogni volta che agisci in coerenza con i tuoi valori, anche quando costa fatica.

Vivere con uno scopo

Quante volte hai cercato uno scopo nella tua vita? Vivere con uno scopo non significa avere un “grande piano” o una missione grandiosa. Significa avere una direzione che ti fa sentire vivo, utile, coerente con i tuoi valori. Può essere qualcosa di semplice, come migliorare un’abilità, prenderti cura di qualcuno, creare qualcosa di tuo, crescere interiormente.

L’importante è che tu senta che stai andando da qualche parte, che la tua energia è canalizzata verso qualcosa che ti rappresenta. Quando vivi così, ogni azione diventa significativa.

Ci tengo a sottolineare un aspetto importante definito da Branden (e che trovo fondamentale nel percorso di ciascuno). Lo scopo non deve essere enorme, definitivo o “da biografia di successo”. Anzi, per molti di noi lo scopo nasce passo dopo passo, mentre facciamo esperienza, sbagliamo, cambiamo strada. Inizia da ciò che ti fa sentire vivo, dal piccolo gesto che ti riempie di energia, dal progetto che ti incuriosisce, dal valore che vuoi portare nel mondo.

Lo scopo non è qualcosa che si “trova”, è qualcosa che si costruisce, vivendo con intenzione.

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Vivere con integrità

Cosa significa essere integri? La parola “integrità” deriva dal latino integer, che significa “intero”. Vivere con integrità significa essere la stessa persona dentro e fuori, non una visione diversa a seconda di chi hai davanti. È scegliere di restare fedeli ai propri valori, anche quando è scomodo, anche quando nessuno guarda.

Branden la spiega come coesione interiore tra ciò che pensi, senti, dici e fai. Quando questi quattro aspetti sono allineati, provi una sensazione di forza tranquilla, di pace. Quando invece non lo sono, quando dici una cosa e ne fai un’altra, quando tradisci ciò che senti, l’autostima comincia a incrinarsi.

Secondo lo psicologo, la vera autostima nasce dalla fiducia nelle proprie intenzioni. Quando agisci coerentemente con i tuoi valori, costruisci dentro di te questa sensazione: “Posso contare su di me.” Questa fiducia diventa una forma di sicurezza stabile. Non dipendi più dall’approvazione esterna o dal giudizio degli altri. È la differenza tra “sentirsi a posto” e “cercare di sembrare a posto”.

Anche qui va fatto un appunto: vivere con integrità non significa essere impeccabili. Significa avere il coraggio di riconoscer quando non lo sei e… correggere la rotta.

Anzi, la vera forza sta nel dire: “Qui non sono stato coerente. Ora scelgo di riallinearmi.” Questo atto di onestà è una delle forme più alte di autostima, perché dimostra che ti rispetti abbastanza da non raccontarti bugie.

Come si costruisce l’autostima?

L’autostima non si costruisce in un giorno ma è necessario allenarla, proprio come un muscolo. Ogni volta che scegli la consapevolezza al posto dell’automatismo, l’accettazione al posto della colpa, la verità al posto della paura, stai rafforzando le fondamenta della tua vita interiore.

L’autostima è quella reputazione che nasce da ciò che scegli di fare ogni giorno, anche quando nessuno ti vede, anche quando non è facile. Perché costruire autostima non è diventare qualcuno di diverso, ma diventare pienamente te stesso.

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